Allergie: una storia diversa

allergie

Tempo fa, senti in una conferenza un’incredibile storia di come una ragazza allergica al fieno fosse incredibilmente guarita.

La storia era questa.

Jessy ( il nome è di fantasia perché non lo ricordo) era una ragazza austriaca, viveva con la sua famiglia in un paesino nelle montagne del Totes Gebirge. Aveva trascorso l’infanzia tra vallate verdi in primavera e innevate d’inverno, però la sua vita in montagna era limitata da un invisibile nemico: l’allergia al fieno. Per questo aveva deciso di frequentare l’università in Italia, e aveva scelto il fantastico mare della  Liguria. E’ qui che il relatore della conferenza, conosce la ragazza.

Un giorno Jessy, si reca nel suo studio per cercare di risolvere la sua allergia. Non che prima non ci avesse provato, ma aveva sentito che lui non era proprio un medico come tutti gli altri. “Non mi darà anche lui la solita cura a base di antistaminici”, pensò!

Il medico, non si limita alla terapia convenzionale che la ragazza seguiva da una vita, che senz’altro placava i sintomi dell’allergia, ma non risolveva certo il suo problema. Le chiede quindi se sia disposta a mettersi in gioco, a scavare, ad andare oltre. Lei non capisce, e d’altronde come avrebbe potuto! Quello a cui il dottore faceva riferimento non era una “terapia” o non nel senso che avrebbe potuto comprendere lei. Però era  incuriosita e accettò di avere maggiori informazioni .

Seguì una lunga chiacchierata, Jessy gli raccontò della sua vita in montagna, di quanto il suo problema la limitasse nella vita e nelle sue relazioni. Al termine di quell’incontro, il medico le fissò un altro appuntamento per il mese successivo, ma prima di andare via la invitò a pensare attentamente alla sua infanzia, ripercorrendone ogni istante, e le prescrisse una miscela di fiori di Bach che avrebbe dovuto assumere costantemente per l’intero mese (4 gocce X4 volte al giorno).

Seguirono  altri due incontri, solo al terzo accadde qualcosa di diverso.

Il dottore chiese alla ragazza di raccontargli il momento della sua infanzia in cui ebbe più paura, o quello in cui si era sentita  più ferita. A volte i due momenti nella vita coincidono, quasi sempre una grande paura e la sensazione di essere in pericolo sono accomunati da un trauma, inatteso, che non riusciamo a gestire.

La ragazza ci pensò un pò, poi rispose: quando il mio papà se ne andò di casa!

Poi ci ripensò, e quasi a voler minimizzare disse: ” era solo un banale litigio con mia madre, non erano rari in casa nostra, però quel giorno fù diverso, perché mio padre se ne andò via veramente, ritornò solo una settimana dopo. Fu terribile, tutte le sere speravo di sentire il rumore della sua macchina, ed invece fuori sentivo solo il vento freddo che scuoteva le fronde degli alberi.”

Il dottore pensò che forse era arrivato al punto. Tirò un lungo sospiro, e chiese a Jessy di raccontargli ora nei dettagli il momento esatto in cui il padre era andato via.

Cosa vedeva, cosa sentiva. Come se fosse proprio lì. In quell’esatto momento.

Jessy, abbassò lo sguardo, anche lei tirò un lungo sospiro, si fece coraggio. Non lo aveva mai raccontato prima, e a dire il vero lo aveva persino rimosso dalla scatola dei ricordi. Ma lui era lì, come un mostro che dorme, ma che non ha mai spesso di intimorirla. E ora il dottore le chiedeva proprio di aprire quella scatola e risvegliare il mostro.

“Ero una bambina, avevo 5 forse 6 anni, stavo disegnando in cucina, quando sentì fuori dalla porta i miei genitori discutere, ma non mi preoccupai più di tanto, perché, come le ho detto, i miei litigavano spesso.”

Poi cosa accadde ?

“Sentì che la discussione continuava e le urla si facevano sempre più forti, allora mi alzai e uscì anche io fuori, ma mia madre mi intimò di rientrare dentro. Non l’avevo mai vista così prima di allora. I suoi capelli biondi erano scomposti e arruffati, il viso sempre candido con gli occhi velati dall’immancabile ombretto azzurro era diventato paonazzo e i suoi occhi spingevano fuori dalle orbite.  Non le volli obbedire e restai fuori, e allora che vidi…. vidi mio padre andare via, ma prima disse qualcosa di molto brutto, ma non feci a tempo a sentirlo, mia madre si, si portò le mani sul viso, cercò di nascondere le lacrime, ma non ci riuscì!”

Tu dove eri?

” Ero, poco fuori, accanto alla porta”

Tua madre?

“lei era fuori, nel giardino, poco lontana da me.

Tuo padre?

” Lui a passi veloci era andato verso la macchina , aprì deciso la portiera della Jeep e salì, neanche uno sguardo, come se ne mia madre ne io esistessimo più!”

Cosa vedi attorno a te?

Vedo la porta socchiusa alla mia destra, vedo la fioriera con i gerani, le rose appesantite dalla piaggia con i loro petali rosa sgualciti, l’erba rasa del prato  ancora umida dopo la pioggia, vedo in lontananza gli alberi e accanto a me…a sinistra…aspetta…

Cosa vedi a sinistra?

“Una grossa  balla di fieno, non sarebbe dovuta stare li,  ma aveva piovuto e forse la avevano  sistemata momentaneamente sotto la tettoia per proteggerla dalla pioggia”

Puoi sentire il suo odore?

“Oh si che lo sento, ha mai sentito l’odore del fieno umido? E’ un odore intenso, che copre tutti gli altri, i gerani, le rose, le roverelle, i grandi faggi, nessuno può battere l’odore del fieno. Quell’odore era li, in quel maledetto momento! ”

Sono felice, rispose il dottore mentre vedeva sul viso di Jessy comparire un sorriso appena accennato. Sono felice perché hai rivissuto quel momento che per te è stato il trauma da cui è scaturito il tuo male. Il tuo sistema immunitario si è, ad un certo punto della tua vita, rivoltato contro di te, riconoscendo come “aggressore” una sostanza che solitamente non lo sarebbe. Si chiama “allergene”.

La domanda è : perché proprio il fieno, e non i gerani, le rose, i faggi, l’erba, i pollini o quant’altro? Perché quando hai vissuto il trauma, inatteso e difficilmente gestibile per una bambina di 6 anni, l’unico odore che sentivi forte era quello del fieno, perché il fieno lo vedevi, lo sentivi, era proprio li affianco a te! Era li quando hai vissuto il trauma, era li ad accompagnare il tuo dolore, quel dolore e quel trauma che tu respingevi e respingi proprio come fa il tuo corpo col fieno.

Ora vai pure Jessy, e quando tornerai in Austria non dimenticarti di chiamarmi!
“Promesso!”

Jessy, tornò in montagna, il fieno c’era sempre, ma la sua allergia non
più. Abbracciò suo padre, e anche se lui non ne capiva il motivo, gli sussurrò ” Ti perdono”.

 

 

Quale è il senso delle allergie?

Le allergie sono campanelli d’allarme!

Ogni volta che percorro le stradine del mio paese, ne sento gli odori, che lo rendono unico e subito riconoscibile, che evocano in me tanti ricordi legati all’infanzia, alle amicizie, alla famiglia. Ogni luogo ha un suo odore, ogni persona pure.

Quante volte ti è capitato di riconoscere una persona o un luogo solo dal suo odore?

Quante volte ci siamo innamorate di un profumo perché quello è intimamente legato proprio a quella persona che ci suscita emozioni e sentimenti?

Ebbene, tutto ciò che i nostri sensi hanno registrato nelle infinite scene della nostra vita, rimane impresso nella nostra memoria: suoni, odori, sensazioni tattili, immagini, sapori. La nostra evoluzione è stata possibile proprio grazie a questo. E’ il complesso di tutte queste informazioni che abbiamo raccolto sin dal primo respiro, che ci ha permesso di identificare i possibili pericoli, l’amore, ciò di cui temere, ciò che ci da piacere.

Quando viviamo un trauma, tutto ciò che era presente nelle scena rimane impresso nella nostra memoria. 

L’allergia è una risposta biologica dell’organismo:  per proteggerci da un pericolo che riconosce come imminente, l’organismo risponde a un evento emotivamente traumatico che viene riattivato da un odore, profumo, materiale, alimento o una situazione presente  nel momento in cui lo abbiamo vissuto.

Non vi è quindi un alimento, o sostanza nociva di per sè, piuttosto un trauma irrisolto, un conflitto in sospeso che viene in continuo riattivato attraverso la memoria.

Questa mia interpretazione  si basa sulle conoscenze e studi di Claudia Rainville e del Dott. Hamer.

Non solo l’allergia, ma la malattia in generale, sono una risposta sensata del nostro organismo che ci mette in allerta. Dentro l’etichetta di ” allergia” la medicina allopatica ci mette sintomi molteplici: rash cutanei, prurito, vomito, irritazione, diarrea, villi appiattiti, ect. Il mio modo di procedere è quello in primo luogo di farmi raccontare dall’assistito  la “sua allergia”, la chiamo ” narrazione della malattia”. Ogni sintomo ha un senso, e questo senso è intimamente legato alla persona. Come il medico di Jessy, l’ascolto del paziente è fondamentale, attraverso la narrazione usciranno fuori le storie emozionali alla base del conflitto. Una volta portato allo scoperto il trauma, lo si può affrontare con l’approccio che si ritiene più utile: la Naturopatia, la Psicologia, o entrambe. Ma prima va scovato tra i cassetti della memoria, per far questo molto utile è senz’altro la Floriterapia e il Counseling.

 

Cosa ci ha insegnato la storia di Jessy?

  • Alla base dell’allergia c’è un trauma o un conflitto irrisolto.
  • Guarire dall’allergia si può.
  • Per guarire dall’allergia devo per prima cosa comprendere il senso.
  • La guarigione è del paziente! Non aspettiamoci che tutto il lavoro lo facciano i farmaci ( di sintesi naturali che siano) o il medico. Ogni paziente deve prendersi la responsabilità della guarigione.
  • Non può esserci vera guarigione senza l’accettazione e il perdono.

Ti svelo come ha agito il medico della storia

Ora che hai chiaro come nasce l’allergia, forse ti starai chiedendo come ha affatto il medico della storia a “curare” Jessy dalla sua grave forma di allergia al fieno.

Per prima cosa voglio dirti, che i modi di procedere possono essere tanti, e certamente il medico competente sarà in grado di dare una giusta terapia cucita su misura del paziente. Proprio perché i traumi possono essere di varia natura, andrà affrontato ciascuno in modo differente, inoltre, anche i pazienti sono di varia natura e ognuno di loro reagisce ad una data situazione traumatica in maniera totalmente differente. Se così non fosse, se cioè non considerassimo che ciascuno ha differenti sensibilità, tutte le persone che si trovano nella stessa scena ad affrontare il medesimo trauma , svilupperebbero le stesse allergie/patologie. Così invece non è, perché la complessità dell’individuo è tale che la sua reazione sarà differente in relazione anche al momento in cui la si vive, allo stato d’animo, al supporto altrui, alla condivisione, alla sua capacità di reazione in quel dato momento.

Se hai letto la storia attentamente, avrai visto che il medico, dopo un primo colloqui, rimanda Jessy a casa con un compito: ripensare alla sua infanzia. Ma non solo. Le prescrive una miscela di fiori di Bach  che dovrà assumere costantemente per l’intero mese. Tra i fiori, ve né uno in particolare, Star of Bethlehem , che lavora proprio sul trauma. E’ il fiore ” consolatore dell’anima”, aiuta a accettare, liberarci, alleviare , le sofferenze dovute ai traumi passati, anche molto remoti. Star of Bethlehem non può mancare in una miscela floreale studiata per il paziente allergico. Ma andrà associata a rimedi floreali specifici per quell’allergia e per quell’allergico.

Nella storia, il dottore vede Jessy ben 3 volte, e in ogni colloquio, fa parlare liberamente la ragazza cercando di arrivare alla scena che ha ospitato il trauma. Questo permetterà alla ragazza di rivivere passo dopo passo, minuto per minuto, ogni istate, richiamando alla mente memorie remote fatte di immagini, odori, profumi, suoni, sensazioni tattili e gustative accompagnate da una precisa emozione. Il counseling, le costellazioni familiari, possono essere molto utili in tal senso, permettendo un viaggio interiore di liberazione e accettazione. Non può però esserci vera accettazione e quindi vera guarigione senza il perdono. Per questo, l’ultimo compito di Jessy, una volta tornata a casa, sarà proprio quello di abbracciare il padre, l’uomo che ha generato in lei tanti anni prima quel dolore tanto grande, e pronunciare le fatidiche parole: ti perdono.

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