Il messaggio della malattia

 

Cosa succede se iniziassimo  a pensare che il malato non sia  una vittima della natura, bensì l’agente stesso della malattia? Toglieremo alla malattia il suo ruolo di alibi per i conflitti interiori insoluti, non daremo più la colpa al cibo, all’aria inquinata, all’ambiente, ci concentreremmo su noi stessi, focalizzeremo la nostra attenzione sui sintomi patologici smascherati col loro simbolismo e rilevatori del problema centrale.

” Solo quando il mondo visibile delle forme diviene allegoria, acquista valore e significato” Goethe

Malattia o malattie?

In medicina si parla delle diverse malattie. Mentre per salute non esiste il corrispondente plurale, per malattia si. Strano vero? Malattia è una parola che non dovrebbe avere il plurale, per una ragione molto semplice. Malattia e salute sono concetti al singolare in quanto si riferiscono a uno stato generale dell’uomo e non a singole parti del corpo.

Il corpo deve la sua funzionalità a due qualità immateriali: alla coscienza(anima) e alla vita(spirito). Qualunque cosa avvenga nel corpo altro non è che l’espressione di un’informazione corrispondente, di un’idea.  Così come il mondo materiale è il palcoscenico dell’allegoria della vita, il corpo materiale è il palcoscenico sul quale si esprimono per allegoria le immagini della coscienza.

Non è il corpo ad essere “malato”  perchè solo l’uomo può essere malato o sano.

Sintomi messaggeri

I sintomi sono tanti però sono sempre l’espressione di un evento che avviene a livello di coscienza. Un corpo senza coscienza non può ammalarsi perchè non può vivere.

La suddivisione classica delle malattie operata dalla medicina allopatica ( malattie psicosomatiche, mentali, somatiche  psichiche) è una concezione che impedisce la comprensione della malattia più di quanto tenti di spiegarla. La differenza tra somatico/psichico può riguardare a limite solo al livello in cui il sintomo si manifesta: sul corpo o sulla mente.

Quando compare un sintomo è come una spia dell’automobile che si accende: ci segnala che qualcosa non va. Ma fa anche di più. Calamita la nostra attenzione, ci costringe a “prendercene cura”, attira su di sè le nostre energie e mette in discussione la nostra esistenza. Ma l’uomo non vuole essere disturbato. Deve lavorare, prendersi cura della famiglia, quindi “non ha tempo” e inizia quindi la lotta contro il sintomo.  La medicina ci ha insegnato da millenni che la causa della malattia va ricercata nei processi funzionali. Evita di  “interpretare il sintomo” togliendogli l’importanza che invece ha.

Si curano gli organi e le parti del corpo malate ma mai la persona nella sua interezza.  Se solo si capisse che i sintomi non sono i nemici da sopprimere, bensì i nostri messaggeri, i nostri più stretti alleati, si riconoscerebbe alla malattia la sua dignità.

Il sintomo è portatore di un messaggio:  qualcosa manca, qualcosa non va nelle nostre vite e nel nostro stato di coscienza, siamo malati come uomini, come esseri spirituali, siamo in disequilibrio con le nostre forze spirituali.

Lotta alla malattia o trasmutazione della malattia

Se, come detto, i sintomi sono i nostri più stretti messaggeri, partner sinceri che ci appartengono intimamente e ci conoscono davvero, resta chiaro che proprio per questo li percepiamo come nemici. Chi sopporterebbe un amico che osa dirci spudoratamente in faccia la verità? Chi sopporterebbe dover rivedere l’ordine costituito della propria vita, la consuetudine del vivere quotidiano? Chi ha la forza di essere veramente sinceri con se stessi accettando anche i profondi cambiamenti che ne conseguono? Non ascoltiamo il linguaggio dei sintomi perché si sà ” si vive meglio se non si è sinceri fino in fondo” e se questo vale con gli altri, vale ancor di più con se stessi.

Ma se invece, abbiamo il coraggio di ascoltare i sintomi, allora si che ci mettiamo sulla strada della guarigione.

Qui sta la differenza tra ” lotta alla malattia” e “trasmutazione della malattia”. La guarigione non può nascere da un “sintomo vinto” , ma da una malattia trasmutata, possibile sono con una dilatazione della coscienza. Guarigione significa quindi integrità della coscienza, ossia “illuminazione”.

La malattia non è un accidente di percorso, non è mai causale, è invece la strada sulla quale l’uomo può con coraggio incamminarsi verso la salvezza e l’illuminazione della coscienza.

Malattia e guarigione appartengono al lo stato di coscienza e non possono essere riferiti esclusivamente al corpo poichè in esso possono solo riflettersi i corrispondenti stati di coscienza. Non è il corpo a battere la malattia come in una guerra , deve invece servirsi della malattia e utilizzarla per evolversi.

 

 

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