Counseling naturopatico: la narrazione della malattia, le parole che curano

Fare counseling naturopatico significa innanzittutto mettersi in ascolto, ed è il primo passo del cammino terapeutico di guarigione. Quando accolgo un paziente, più che la malattia in sé, mi interessa ascoltare il racconto che viene fatto della  malattia stessa. Attraverso la narrazione, la persona descrive più che la malattia, se stessa. E poichè il naturopata non è un medico e non cura nessuna malattia, piuttosto si prende cura della persona nella sua interezza, conoscere quella persona diventa per lui indispensabile, e per questo il counseling naturopatico è il mezzo indispensabile.

Quando un paziente riferisce rigidità, rigidità muscolare, articolare, nella schiena, col termine “rigidità” non descrive il suo tono muscolare, lo stato osteo-articolare, descrive inconsapevolmente la sua personalità. E’ rigido nella schiena come è rigido nella persona. Nella rigidità c’è sempre sofferenza perché la vita necessita di elasticità. Spesso faccio riferimento alle piante. Prendiamo il Bamboo, una delle piante più longeve al mondo, in India considerata il simbolo dell’amicizia, è una pianta dal legno cavo , leggera e straordinariamente resistente da essersi meritata l’epiteto di “acciaio vegetale”. Marco Polo nel Milione descrive l’utilizzo della pianta nel ‘200 in Cina per la costruzione delle robuste corde usate per tirare le navi, e sempre in Cina , le funi di bamboo venivano utilizzate per la costruzione di ponti sospesi. Nella provincia del Sichuan si è usato il legno di bambù per costruire case antisismiche , avendo il bamboo una notevole resistenza alle sollecitazioni dei terremoti. Si piega ma non si spezza, resiste alle sollecitazioni perché è in grado di adeguarsi, di essere flessibile. Come il bamboo le persone in grado di adeguarsi ai cambiamenti, di accettarli riconoscendo il naturale fluire della vita, saranno persone più “elastiche”, più resistenti; nel corpo, la loro elasticità mentale è armonia, la postura è aperta e accogliente, la voce è pacata e profonda, più veloce sarà la risposta immunitaria, più forte la reattività alla malattia.

Il counseling naturopatico non vuole essere un’alternativa alla psicoterapia. Il naturopata vuole educare alla consapevolezza della disarmonia che porta alla malattia. Per questo motivo sostengo sempre che il naturopata è un educatore.

Riconoscendo lo stretto legame tra mente e corpo, si può insegnare a conoscere il sintomo come messaggio , si può insegnare a leggere quel messaggio e trovare in esso una guida per fare un attento esame su se stessi. Il sintomo è collegato all’immaginazione, cioè all’immagine inconscia che come tale non può essere controllata. Ciò che invece possiamo controllare è il sentimento, l’emozione rispetto al problema stesso. Spostare il focus, “ristrutturare il problema” vuol dire vedere quel dato problema da angolature differenti, nuovi punti focali che gettano luce in angoli prima dimenticati. Vuol dire persino pensare al problema come una risorsa e non come un nemico da abbattere nel minor tempo possibile, vuol dire combattere i sentimenti negativi rivolti al problema. Ciò che invece spesso viene fatto , è sopprimere il sintomo, eliminare il dolore possibilmente nel minor tempo possibile. Si preferisce prendere un sbrigativo antidolorifico piuttosto che interrogarsi sul perché di quel dolore. La verità è che non ci si può ammalare, il tempo in cui viviamo le nostre vite è un tempo veloce, con ritmi schizofrenici, il lavoro necessita di individui sani che non si assentano mai , è la “produzione” , “il risultato atteso”, “la performace” che regolano e governano intere esistenze di individui che non conoscono pause, negano a se stesse l’ascolto dei propri bisogni e la realizzazione dei propri desideri. Ma quei bisogni e quei desideri, hanno una voce, e questa chiede di essere ascoltata e si concretizza nel corpo attraverso il sintomo-messaggero di quel bisogno.

A differenza del medico che “non ha tempo” di ascoltare tutta la storia, va dritto al punto, “cosa ha signora?, Cosa le fa male?”, il naturopata il tempo per ascoltare la storia se lo prende tutto, la “storia” la vuole sentire fino all’ultima parola, rimane in ascolto empatico, segna le parole chiave della narrazione del paziente, sente e accoglie oltre le parole i suoi silenzi.

Nel counseling naturopatico ci sono due cose importanti: le parole e i silenzi.estate-2009-il-nostro-amore-capo-comino-002

Partirò da quest’ultimo poichè il silenzio è la più profonda forma di dialogo che si possa raggiungere. Dove non c’è silenzio non c’è parola. Se manca il silenzio non può esserci ascolto. Appena le nostre labbra si chiudono, si apre l’anima e si mette a lavoro: perchè è il silenzio il luogo della sorpresa, del pericolo, della felicità. Non si può non comunicare, anche il silenzio è comunicazione. I silenzi così come le pause dello spartito musicale fanno la melodia tanto quanto le note. La difficoltà maggiore nel counseling naturopatico è proprio vivere il silenzio, saperlo accogliere, saperlo rispettare. L’esatto contrario di quello a cui siamo stati educati: nella scuola il silenzio è vissuto sempre con imbarazzo, equivale a non sapere , a non aver nulla da dire; nelle relazioni non si regge il silenzio altrui, si fanno domande su domande, si imbastiscono conversazioni su temi che non interessano infondo a nessuno dei due, tutto per pur di non stare in silenzio, perchè il silenzio ci spaventa, ci mette a disagio, ci costringere a vedere l’altro per quello che è, ci costringe a vedere dentro di noi ciò che noi siamo. La vera comunicazione nasce proprio dal “non detto”, dalle parole omesse, trattenute tra i denti. Stare in silenzio non significa non aver nulla da dire, significa “andare oltre”, vedere ciò che gli occhi non possono vedere e sentire ciò che le orecchie non possono sentire. Solo una comunicazione che attribuisce valore al silenzio è in grado di stabilire un contatto emotivo positivo con l’altro. Il silenzio è introspezione, ascolto, riflessione, è il mezzo per arrivare alla nostra anima ed è il mezzo per arrivare all’anima dell’altro. Come le parole, il silenzio ha molti significati: il silenzio come paura, il silenzio come ascolto, il silenzio come apertura, il silenzio come chiusura, il silenzio come ricordo. Saperlo accogliere e rispettare però non basta, è necessario sapergli dare un valore, una voce, che sarà l’espressione dell’animo dell’altro.

Nel valzer della comunicazione, se il silenzio è il primo passo, le parole sono il secondo. Le parole hanno un forte significato suggestivo -emozionale. E questo significato è soggettivo sempre, perche si riferisce alla sfera emozionale di ciascun individuo. Quando resto in ascolto, nella narrazione posso evidenziare nella mente alcune parole chiave: parole ripetute più di frequente, parole evidenziate dal tono della voce, parole che commuovono o che emozionano, parole dette con dolore. Alcune parole le riscontro più di frequente: corda-cordone, tirare (riferito al sentir tirare una gamba, sentir tirare un muscolo, sentir tirare la schiena), bruciare, fuoco, blocco, pizzicare, palla, coltello, sporco, scossa elettrica, nodo. Ogni parola usata per descrivere il dolore/malattia, rispecchia esattamente l’immagine inconscia che la persona si è fatta della propria malattia. Bisognerà quindi lavorare proprio su quell’immagine inconscia e svelare il sentimento che l’ha generata. Che si tratti di paura, collera, delusione, si cercherà ciò che quel sintomo vuole comunicarci e lasciar andare quel sentimento dopo però averlo compreso sino in fondo. Ricordiamo che il corpo può aver bisogno di un aiuto per guarire. Questo aiuto può essere il farmaco, può essere il riposo, può essere il rimedio naturale. L’aiuto può essere richiesto al naturopata o al medico , se necessario.

Tuttavia, la strada per la guarigione si percorre solo con la partecipazione alla propria guarigione e non demandando questo potere al farmaco, o al rimedio naturale.

La guarigione è un atto di responsabilità personale. Solo noi possiamo indagare ciò che quel sintomo tenta di trasmetterci, solo noi siamo i veri artefici della nostra guarigione.

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