Il potere terapeutico dell’accettazione

L’accettazione dell’altro così com’è, è fondamentale per costruire una relazione in cui l’altro possa crescere, operare cambiamenti costruttivi e realizzare il proprio potenziale. Quando una persona sente di essere accettata sinceramente per quello che è, si sente libera di prendere in considerazione un possibile cambiamento. Nell’accettazione si smuovono energie che fanno superare le paure, risolvere problemi, recuperare l’equilibrio psico-fisico, perché ci si sente forti, sicuri ed amati.

Accettazione come fondamento educativo.

In famiglia come a scuola si educa a competenze tecniche ( come fare una cosa),  quindi più che educare si addestra a qualcosa che “si deve imparare a fare”; si educa secondo preconcetti e dogmi morali ( perché è meglio fare una certa cosa); non si educa invece alla felicità, che dovrebbe essere il fine dell’educazione stessa. Se questo è il fine, la felicità non potrebbe maturare in un terreno educativo intriso di valutazioni, critiche, massime morali, ammonizioni, punizioni, divieti e ordini, e tutti quei comportamenti che definisco “non-accettanti”.

La maggior parte dei genitori con cui ho a che fare, riferiscono “aspetti non accettabili” dei propri figli: è troppo ansioso, è testardo, non si impegna, è sempre distratto, si deprime, si scoraggia facilmente. Si aspettano da me un suggerimento educativo, o magari un rimedio, un fiore di Bach in grado di restituirgli, possibilmente nel minor tempo possibile, il figlio ideale: quello che non crea problemi, quello dai comportamenti “accettabili”, perché il diverso fa paura, esce dagli schemi e ci pone in discussione. Il diverso, non si riesce a gestirlo, non è accettato né nella scuola dei voti, dei test, delle note, delle sospensioni, né nella famiglia, dove più o meno si replicano gli stessi strumenti umilianti già visti nella scuola: punizioni, divieti, privazioni, ammonizioni.

Adottare il linguaggio dell’accettazione

Parlare la lingua dell’accettazione non è facile, richiede un lavoro. L’accettazione non va solo detta a parole, va sentita prima di tutto , e va dimostrata con azioni concrete. Adottare il linguaggio dell’accettazione al posto di quello del giudizio, rende i figli aperti, sicuri, sereni, liberi di condividere i propri problemi.

Il terapeuta è ben consapevole del valore dell’accettazione, nella consulenza si crea la relazione terapeutica che si fonda sull’accettazione, condizione fondamentale di superamento delle disarmonie.

Il terapeuta di successo è quello che riesce a liberarsi dal giogo del giudizio, si mette in ascolto empatico per percepire l’altro nella sua interezza, riesce a superare se stesso per avvicinarsi all’altro. Perché accettare è anche questo: andare “nella pelle dell’altro” vivere la sua stessa natura.

Il terapeuta sa che la relazione di aiuto dipende da ciò che dice e ma anche da come lo dice.

Il potere della parola

La parola può guarire, può indurre un cambiamento profondo. La parola ha un eccezionale potere terapeutico e per questo deve essere usata con grande responsabilità.

Ricordo una ragazza tredicenne, Laura: “ mi sento ripetere da quando sono piccola che sono stupida e non capisco nulla, così mi sono abituata e ora mi comporto così, in fondo, se tutti pensano questo di me, tanto vale che continuo ad esserlo!” Le chiesi come si sentisse, lei mi rispose che ci stava male, ma si sentiva “forte”.

Bene ti senti forte perché è esattamente quello che sei, le dissi, e le consigliai di prendere un foglio di carta e attaccare immagini ritagliate dalle riviste che la rappresentassero, o meglio che rappresentassero la sua  forza, cioè come lei mi aveva appena detto di sentirsi. Doveva appenderlo di fronte al letto per costringersi a specchiarsi in esso tutte le le mattine al risveglio e tutte le sere prima di dormire, ripetendo a se stessa la frase “io sono forte”. Quella frase doveva sentirla risuonare in sé, doveva accordarsi perfettamente ai suoi pensieri.

Due mesi dopo, ritornò, stava andando meglio a scuola , ma questo me lo disse solo alla fine, invece mi riferì per prima cosa che aveva nuove amiche con cui uscire e questo la rendeva molto felice. Si sentiva più sicura di sé e  le aveva dato un’energia nuova che le aveva aperto nuove opportunità. Si sentiva come era veramente, cioè, forte!

Il caso di Laura dimostra la profezia che si auto-avvera, la ragazza si sentiva stupida perché glielo hanno fatto sempre credere attraverso le parole, e alla fine lo è diventata, o meglio, ha assunto il ruolo che le avevano cucito addosso, quello della ragazza stupida che non capisce nulla. Questa credenza limitante la umiliava, rendendola incapace di sviluppare sane relazioni e realizzare il suo potenziale. Quel ruolo probabilmente avrebbe continuato a recitarlo per tutta le vita, ma abbiamo invertito la rotta, così il suo cervello si è ricalibrato su nuove frequenze.

Non dimentichiamo mai il potenziale delle parole che pronunciamo, esse hanno una vibrazione profonda che opera dei cambiamenti in noi e sugli altri.

In cosa consiste il linguaggio dell’accettazione?

Quello che i genitori chiedono  sempre “ come posso fare”, vorrebbero certo cambiare, modificare la relazione per ricucire il tessuto comunicativo con i propri figli , ma non sanno che strada prendere. Non esistono percorsi guidati e mappe di riferimento. Essere genitore è il lavoro più difficile. Instaurare un dialogo costruttivo con i figli richiede un grande impegno, costanza, e anche coraggio. Serve infatti coraggio per mettersi in gioco, sarebbe di certo più facile impartire ordini e punizioni.

Ecco alcuni suggerimenti:

  • Si può iniziare ad adottare il linguaggio dell’accettazione eliminando affermazioni negative e sostituendole con le corrispondenti positive ( non dire cosa NON si deve fare, ma spiega il motivo per cui è meglio fare una certa cosa).
  • Elimina frasi che implicano il giudizio sulla persona ( una cosa è criticare un’azione scorretta, diverso è generalizzare in un giudizio complessivo sulla persona).
  • Non c’è dialogo educativo senza condivisione ( la condivisione delle regole del gioco è fondamentale affinché i due attori del gioco possano fare la loro partita, senza sentirsi uno arbitro e uno semplice giocatore).
  • Sostituire la punizione con il rinforzo positivo ( sottolineare l’errore equivale a giudicare; meglio invece premiare l’impegno e l’obiettivo raggiunto).
  • Fai leva sulla motivazione implicita ( fai in modo che se tuo figlio faccia una cosa la faccia perché ci crede e non perché si aspetta un premio o un riconoscimento). Questa è la ragione per cui i voti scolastici oltre a non servire ai fini educativi, sono persino controproducenti, poiché umiliano chi resta indietro, e forniscono agli altri, una motivazione esplicita all’apprendimento. La motivazione non dovrebbe essere l’ottenimento del 10 , bensì la soddisfazione di sapere di aver dato il massimo nel rispetto delle proprie capacità e con i propri tempi.
  • Rimodula l’errore: attribuisci un valore all’errore, spiega che gli errori servono per crescere, per diventare persone più consapevoli. Punire per gli errori vuol dire scoraggiare il processo di crescita, e crea ragazzi che diventeranno adulti insicuri e ansiosi, legati al giudizio altrui e quindi adulti non liberi.

Accettazione come terapia

I genitori che imparano a manifestare attraverso il linguaggio e attraverso azioni concrete la completa accettazione del figlio, dispongono di uno strumento dai poteri incredibili: possono incoraggiare l’autostima, promuovere l’indipendenza e l’autocontrollo, possono farsi promotori di una profondo cambiamento. Tra tutti, la conseguenza più importante dell’accettazione è che il ragazzo accettato si sente anche amato.

E’ l’amore l’energia più potente, che permette all’uomo di realizzare il miracolo in se e negli altri. Religioni di tutto il mondo vedono nell’amore l’atto primo della Creazione stessa.

E’ dall’amore che tutto nasce. Ed è l’amore, l’atto terapeutico più potente ed efficace che io conosca per guarire il corpo e la mente.

Un figlio amato è anche un figlio felice, ed un figlio felice è un figlio sano.

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